3ª DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C
Ricordati di mettere il cellulare in modalità “aereo” per non disturbare e non essere disturbato.
Canto
Atto penitenziale
Signore, se non ci siamo avvicinati a te, se non abbiamo ricercato la tua volontà, se non ti abbiamo testimoniato ciascuno nella propria vocazione, abbi pietà di noi.
Signore, Pietà!
Cristo, se ci siamo dimenticati della povera gente e della loro attesa di giustizia e di verità, se ci siamo lasciati andare a mormorazioni e insofferenze, abbi pietà di noi.
Cristo, Pietà!
Signore, se non abbiamo saputo fidarci di te, se i frutti della nostra vita non sono come tu li aspettavi, abbi pietà di noi.
Signore, Pietà!
Colletta
Preghiamo.
Ciascuno formula in silenzio la propria intenzione di preghiera.
O Dio dei nostri padri, che ascolti il grido degli oppressi, concedi ai tuoi fedeli di riconoscere nelle vicende della storia il tuo invito alla conversione, per aderire sempre più saldamente a Cristo, roccia della nostra salvezza. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Introduzione alla Liturgia della Parola
Il popolo non conosce Dio, ma Dio conosce il suo popolo, ascolta il suo grido, si ricorda della sua alleanza con Abram e “scende” per liberarlo. Incarica il riluttante Mosé e per la prima volta rivela il suo nome.
Paolo richiama i suoi discepoli, e indirtetamente anche noi, a non crederci già a posto, ma a riconoscerci per quello che siamo: persone in cammino verso la salvezza.
“Come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?”. Queste parole precedono di poco il brano di oggi. A seguito di questo invito di Gesù alle folle a liberarsi dalla condizione di obbedienza acritica nei confronti delle autorità, “alcuni” mettono in guardia Gesù su cosa succede ai sediziosi.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Es 3,1-8a.13-15
Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».
[«verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».]
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?».
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Salmo responsoriale dal Salmo 102 (103)
Il Signore ha pietà del suo popolo.
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.
Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono.
Il Signore ha pietà del suo popolo.
Seconda Lettura 1Cor 10,1-6.10-12
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto.
Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono.
[Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. Non abbandoniamoci all’impurità, come si abbandonarono alcuni di loro e in un solo giorno ne caddero ventitremila. Non mettiamo alla prova il Signore, come lo misero alla prova alcuni di loro, e caddero vittime dei serpenti.]
Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Canto al vangelo (Mt 4,17)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Convertitevi, dice il Signore, il regno dei cieli è vicino.
Lode e onore a te, Signore Gesù!
VANGELO Lc 13,1-9
Dal Vangelo secondo Luca
Gloria a te, o Signore.
In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore. Lode a te o Cristo.
La professione di fede
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito da Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la Comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
Padrone, lascia il fico
ancora quest’anno
finché io
gli zappi attorno…
La nostra preghiera di oggi
Fratelli e sorelle, invitati dalla parola di Dio a leggere negli avvenimenti più inquietanti un appello alla conversione, chiediamo nella preghiera quanto ci è necessario perché la storia diventi storia della salvezza:
Vieni in nostro aiuto, Signore.
- 1. Signore, Dio misericordioso e compassionevole, lento all’ira e grande nell’amore:
– perdona i peccati della tua chiesa e rendila capace di portare speranza dove c’è smarrimento. - 2. Signore, che conservi la grazia per mille generazioni, che perdoni la colpa, la trasgressione e il peccato:
– fa’ che ritorniamo a te, donaci la consapevolezza che siamo chiamati ad essere una sola famiglia. - 3. Signore, la tua collera dura un istante, il tuo amore rimane in eterno:
– aiutaci ad accoglierci nel perdono e a formare una chiesa che sappia riscoprire la gioia della fraternità. - 4. Signore, che ogni giorno ci precedi sulle nostre vie e con amore fedele ci chiami alla conversione:
– rendici capaci di scoprirti presente nelle realtà che incontriamo e facci crescere nella ricerca nonviolenta della pace. - 5. Per le nostre sorelle e i nostri fratelli defunti
– nella tua misericordia dona loro il riposo eterno e la luce senza tramonto.
(Intenzioni personali formulate nel silenzio)
(Tutti): O Signore, che sempre stringi un’alleanza fedele con gli uomini, aiutaci a vivere nel mondo continuamente memori della storia della salvezza che continui a scrivere per noi. Per Cristo, nostro Signore. Amen.
Canto all’offertorio
Prefazio
Ti ringraziamo
Dio dei nostri padri,
tu guidi con amore
tutti gli uomini e le donne
e ci costituisci tuo popolo.
lo fai attraverso guide e profeti
e in particolare grazie a Gesù,
il tuo Figlio unigenito,
donato a noi come fratello e redentore.
È lui l’agricoltore
che si prende cura di ognuno
perché impariamo a portare frutto,
senza perdere la fiducia
nella potenza del tuo amore,
paziente e premuroso.
Ci indica la strada della conversione
per aderire sempre più intimamente a lui,
roccia sicura su cui costruire la nostra vita,
liberata dal male grazie alla sua Pasqua.
In comunione con la Chiesa
che cammina nella storia,
e con quanti contemplano il tuo volto,
solidali con l’umanità
che cerca risposta alla sua sofferenza
innalziamo a te la nostra lode:
Santo
Agnello di Dio
Antifona alla comunione
Prima di accostarci al Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola:
«Se non vi convertite, perirete tutti», dice il Signore. (Lc 13,5)
Comunione
Canto finale
Per la preghiera a casa
Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: Sulla chiamata-conversione di Mosè si suggerisce la lettura dei capitoli 3 e 4 del libro dell’Esodo.
Le letture di Domenica prossima, quarta di Quaresima – anno C
Giosuè 5,9-12; Salmo 33; 2 Corinti 5,17-21; Luca 15,1-3.11-12
La solidarietà di Dio é sterile senza la collaborazione delle persone.
Il testo di oggi si inserisce nel viaggio di Gesù verso Gerusalemme; Luca lo interpreta come un giudizio di Dio, un itinerario teologico di liberazione. In questo viaggio emerge chi si solidarizza col progetto di Gesù e chi gli mette ostacoli. Da Gerusalemme – città in cui il Figlio di Dio verrà assassinato – la Parola giungerà a tutti, sotto l’impulso dello Spirito Santo e manifesterà la solidarietà di Dio con tutte le persone.
1. Le tragedie umane non sono castigo di Dio (vv. 1-2)
Secondo la mentalità del tempo, basata nella dottrina della retribuzione, si supponeva che le catastrofi fossero un castigo di Dio: ha peccato, adesso paga! La tragedia descritta nel 1º v. forse si riferisce a questo fatto: Pilato, volendo costruire un acquedotto, decise di utilizzare il tesoro del Tempio per finanziare la costruzione. Ciò provocò la resistenza di un gruppo di Galilei, assassinati mentre offrivano sacrifici nel Tempio. L’altra tragedia (v. 4), di difficile identificazione storica, riporta la caduta della torre di Siloe, uccidendo 18 persone. E allora: castigo di Dio?
2. La risposta di Gesù: Dio è offerta di grazia per tutti (vv. 2-5)
Gesù stronca l’idea che Dio esista per castigare. Non è un Dio vendicativo, ma il Dio buono. “Se non vi convertite, morire tutti allo stesso modo” (vv.3.5). Le tragedie umane sono un invito all’accettazione del progetto liberatore iniziato da Gesù. In lui tutti avremo libertà e vita. Rifiutando questo progetto le persone si distruggono tra loro e creano un crescente numero di esclusi. In Gesù è offerta la più ambiziosa e realizzante promessa di Dio: fare l’esperienza di Dio, solidario in tutto fino alla fine. Ma per questo è necessario un cambiamento di mentalità (metànoia). Se le persone non fanno questo cambiamento saranno sempre complici di morti costanti, della propria morte di Gesù e costruttrici della propria disgrazia.
3. Dio è radicalmente buono, generoso e paziente (vv.6-9)
La parabola del fico è molto interessante. La pianta di fico è una delle piante più comuni e generose della Palestina. Generalmente è piantata in mezzo alle viti – il simbolo più eloquente di Israele – e producono frutti per dieci mesi ininterrottamente. Il fico pure rappresenta il popolo eletto e in questa parabola è molto evidente. Ma non è solo il popolo di Dio, bensì tutti coloro che ascoltano la Parola. Dio ha piantato l’albero del fico e cerca frutti. Gesù è l’agricoltore. I tre anni possono essere il periodo della predicazione, dopo di quali si aspetterebbe abbondanza di frutti.
Non trovando frutti, il padrone emette una sentenza severa: visto che Israele è un fico ozioso, non ha senso che continui a vivere. Forse Luca pensa al rigetto sistematico del Vangelo praticato dalle guide politico-religiose di quel tempo (cfr. Atti degli Apostoli). La grande novità viene attraverso l’azione dell’agricoltore: concima la pianta, segno di una dedicazione speciale; i contadini del tempo sapevano che il fico non aveva bisogno di fertilizzante. Gesù oltrepassa le aspettative. Scommette nelle persone ben oltre ciò che possa sembrare assurdo. Questa è la solidarietà di Dio.
Rimane una domanda sospesa: questa solidarietà troverà risonanza? L’agricoltore, non avrà forse lavorato inutilmente? La solidarietà di Dio può diventare sterile se non c’è l’impegno delle persone.
Per riflettere
Spesso e volentieri, affamati di vita e di libertà, osiamo personificare la presenza di Dio, dimenticando la speranza, il lavoro e la fede dell’agricoltore. Esigiamo produzione di “opere buone” dalle persone, come se fossimo i padroni del vigneto dell’umanità. Avanziamo anche ragioni valide: perché assistere allo spreco di terra e di forze, dato che abbiamo constatato e dimostrato l’improduttività di chi non la pensa come noi, di chi, pur piantato nella Vigna del Signore, sembra sterile davanti alle nostre teorie della retribuzione? É un vizio di impazienza manichea che ama sviscerare in dicotomie la complessità della persona umana. Il concime della pazienza, del dialogo, della proposta, insegnatoci dall’Agricoltore è l’opportunità che ogni persona dovrebbe meritare. Gesù ci garantisce che la misericordia divina non conosce limiti: “può darsi che il prossimo anno produca frutti”. Siamo artisti nel “progettare per gli altri”; forse, lo siamo meno, nel “fare e stare” con gli altri. L’Agricoltore non taglia nessuna pianta: la sua umiltà profonda caratterizza il suo porsi davanti al mistero divino e rispetta, con intercessione e garanzia di impegno, costi ciò che costi. Una comune pianta di fico diventa per noi simbolo e strumento di “cambiamento”, della evangelica “metànoia”. Senza questa, pur immensa che sia la pazienza dell’Agricoltore, la pianta che non produce frutti sarà tagliata. Sperperare la capacità di amare, di perdonare, di creare comunione, veri frutti sperati e desiderati, è il limite oltre il quale, Dio stesso, non può fare niente. Senza la nostra collaborazione, rendiamo sterile la solidarietà divina. A niente serve elencare le colpe degli altri. La nostra vita non si salva per i “meriti”, perché la nostra razza è santa per tutti: a sua immagine siamo stati creati. Siamo un’opera d’arte del maggior artista che esiste. Il nostro Agricoltore aspetta frutti buoni. Per questo esistiamo. Questi frutti non sono un’imposta che dobbiamo pagare al Creatore per il diritto di esistere. Essi sono la nostra propria realizzazione personale, che dà senso alla nostra vita, per noi stessi, per i nostri fratelli, per il mondo che deve diventare migliore per il fatto che vi viviamo. Quindi è bene abbandonare il vizio di sentirci emissari di un Dio castigatore per causa delle sterilità umane. Senza prima convertirci all’alimento della fede, all’amore salvatore manifestato in Gesù, giustificheremo sempre le disgrazie altrui con atteggiamenti orgogliosi, per dimostrare la nostra superiorità o presunta buona coscienza. A noi spetta solo accogliere la proposta di Gesù e far fruttificare la nostra vita, convertendoci. Nella parabola si dà una nuova chance alla pianta di fico: non è un tempo lungo o indefinito, è adesso, l’ora migliore per entrare nel processo di conversione. Non abbiamo tempo da perdere: si tratta della qualità della nostra vita e la vita non si può sprecare. Come è bello svegliarsi con un progetto nel cuore per il giorno che inizia: solo per oggi sarò più generoso, più fedele a Dio, più fraterno, meno egoista, più veritiero di ieri. Ed ogni giorno, ripeterci e proporci: solo per oggi… e così per tutta la vita: non distruggere gli affetti per mancanza di impegno, non perdere i sogni frustrati dalla mancanza di perseveranza.
É molto triste guardarci indietro e constatare che siamo una pianta di fico che non ha saputo produrre frutti. Se così fosse, è ora di rimboccarci le maniche e credere fortemente nella pazienza dell’Agricoltore.
Padre Tino Treccani
