6ª DOMENICA T.O. – ANNO C

Ricordati di mettere il cellulare in modalità “aereo” per non disturbare e non essere disturbato.

 

Canto

 

Atto penitenziale

Signore Gesù, tu ci hai posto accanto affamati da sfamare ma noi abbiamo saziato solo la nostra fame: abbi pietà di noi.
Signore, Pietà!

Cristo Signore, tu ci hai posto accanto afflitti da consolare ma noi abbiamo asciugato solo le nostre lacrime: abbi pietà di noi.
Cristo, Pietà!

Signore Gesù, tu ci hai posto accanto deboli da sostenere ma noi abbiamo portato solo i nostri pesi: abbi pietà di noi.
Signore, Pietà!

 

Gloria

 

Colletta

Preghiamo.
Ciascuno formula in silenzio la propria intenzione di preghiera.

O Dio, Signore del mondo, che prometti il tuo regno ai poveri e agli oppressi e resisti ai potenti e ai superbi, concedi alla tua Chiesa di vivere secondo lo spirito delle beatitudini proclamate da Gesù Cristo, tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Introduzione alla Liturgia della Parola

Dopo aver chiamato i primi discepoli Gesù compie una serie di gesti di grande rottura nei confronti del sistema di relazioni imperante.

  1. Guarisce un lebbroso superando l’esclusione sociale di cui era vittima.
  2. Guarisce un paralitico che era rimasto fuori e che Gesù accoglie al centro accanto a sé.
  3. Chiama un pubblicano, considerato un pubblico peccatore.
  4. Contesta la pratica devota del digiuno.
  5. Ma soprattutto contesta la dottrina sul sabato, che, da pratica al servizio dell’umanizzazione della vita come era in principio, era diventato strumento di esclusione religiosa e sociale.
  6. Infine tra i discepoli sceglie i Dodici, che d’ora in poi avranno un ruolo essenziale nella piccola comunità intorno a Gesù.

È questo retroterra che ci permette di comprendere meglio il senso del primo grande discorso di Gesù che si apre col brano che ascoltiamo oggi.

 

LITURGIA DELLA PAROLA

 

Prima Lettura    Ger 17,5-8

Dal libro del profeta Geremìa

Così dice il Signore:

«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamarisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.

Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
e sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti».

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo responsoriale  dal Salmo 1

Beato l’uomo che confida nel Signore.

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

Beato l’uomo che confida nel Signore.

 

Seconda Lettura    1Cor 15,12.16-20

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti?

[Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono.]

Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.

Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.

Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Canto al vangelo        (Lc 6,23ab)

Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.
Alleluia, alleluia.

VANGELO  Lc 6,17.20-26

Dal Vangelo secondo Luca
Gloria a te, o Signore.

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne

[che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.]

Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore. Lode a te o Cristo.

 

La professione di fede

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, uni­genito, Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato: della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. (si chi­na il capo) Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifis­so per noi, sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secon­do le Scritture; è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorifi­cato: e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa cattolica e apo­stolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. E aspetto la risurre­zione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen..

Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi…»

La nostra preghiera di oggi

Fratelli e sorelle, a Dio che ci ha convocati con la sua Parola, rivolgiamo ora la nostra preghiera:

  • Con quelli che sono nella povertà, noi ti preghiamo, Signore:
    – rendici capaci di discernere che tu sei sempre con noi e non ci abbandoni.
  • Con quelli che sono nell’abbondanza, noi ti preghiamo, Signore:
    – insegnaci a condividere in nostri beni affinché tutti abbiano il necessario per vivere.
  • Con quelli che sono nel pianto, noi ti preghiamo, Signore:
    – guarisci ogni nostra ferita e ravviva in noi la speranza della vita eterna.
  • Con quelli che sono nella gioia, noi ti preghiamo, Signore:
    – fa’ che ci rallegriamo sempre in te nella certezza che il tuo Giorno è vicino.
  • Con quelli che sono perseguitati a causa della religione, della cultura o del colore delle pelle, noi ti preghiamo, Signore:
    – rendici capaci di vincere l’odio con il bene e rendici capaci di gioire nel tuo amore.
  • Con tutte le nostre sorelle e fratelli defunti, noi ti preghiamo, Signore:
    – rendici forti nella speranza della resurrezione in Cristo, primizia di coloro che sono morti.

(Intenzioni personali formulate nel silenzio)

(Tutti): Donaci, Signore, lo Spirito che ti ha condotto ad annunciare le beatitudini affinché ci renda annunziatori e costruttori del tuo Regno. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

Canto all’offertorio

 

Prefazio

Grazie Padre misericordioso,
ci sentiamo coinvolti dalle parole di Gesù
che sono risuonate nella nostra assemblea,
come quando lui parlava ai discepoli.

Tu conosci i nostri bisogni,
le lacrime nascoste e le aspirazioni più recondite.
Avvertiamo la potenza delle parole di Gesù
che invitano alla speranza e alla gioia,
perché tu stesso
affidi il tuo regno ai poveri,
sazi di beni gli affamati,
doni la gioia a quanti sono nella tristezza,
inviti a rallegrarsi ed esultare chi ora è odiato
perché vive nel tuo amore.
Abbiamo bisogno di gioia e tu ne tracci la strada.

Nei santi, che hanno vissuto questo stile di vita,
riconosciamo la verità delle parole del Cristo,
e solidali con l’umanità assetata di speranza
ci uniamo alla lode del creato:

 

Santo

 

Agnello di Dio

 

Antifona alla comunione

Prima di accostarci al Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola:

«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio», dice il Signore. (Lc 6,20)

 

 

Comunione

 

 

 

Canto finale

Per la preghiera a casa

Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: le beatitudini nell’antico testamento (Deuteronomio 28,1-14; Proverbi 3,13-35; Salmi 1-111-127); e nel nuovo Testamento (Matteo 13,16-17; 16,13-20; Luca 10,23-24; 11,27-28; Giovanni 13,12-17).

Le letture di Domenica prossima, settima del tempo ordinario – anno C
1Samuele 26,7-9.12-13.22-23; Salmo 102; 1Corinti 15,45-49; Luca 6,27-3

Autenticamente beati
Il Vangelo di questa domenica ci presenta la versione lucana del famoso brano delle Beatitudini (l’altra versione si trova in Mt 5,3-11), in cui Gesù proclama «beati», ovvero felici, tutti coloro che, trovandosi in situazioni di povertà, bisogno, sofferenza, persecuzione, verrebbero nel nostro mondo, e non solo in quello presente, visti come «infelici» e miserevoli, ovvero persone degne di commiserazione o, ancora peggio, da tenere a distanza, magari girando il proprio sguardo altrove.
Attorno a Gesù ci sono persone provenienti non solo dalla Galilea e dalla Giudea, ma anche da Tiro e Sidone, cioè da territori pagani. Di per sé questo non vuol dire che costoro non fossero ebrei, ma rimane aperta la possibilità che non fossero di religione giudaica. Ulteriore elemento è il fatto che Gesù non si rivolge alle folle ma, di fronte a queste, indirizza il suo discorso ai suoi discepoli: «Ed egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva». Il discepolato è quindi una condizione necessaria per comprendere il discorso che seguirà.
In effetti proclamare felici, beati, persone che vivono in condizioni di povertà, di bisogno, di sofferenza, di per sé non avrebbe senso. La povertà, la mancanza di cibo e di acqua, la sofferenza non sono e non possono mai essere dei valori da perseguire né tantomeno di cui poter essere felici. Allora qual è il senso di questa beatitudine?
Come si diceva, il discorso è rivolto ai discepoli e ogni affermazione è connessa con la promessa del regno di Dio. In un certo senso Gesù sta dicendo ai suoi che non solo il regno di Dio è là dove ci sono i poveri, gli affamati, gli assetati, gli afflitti, ma che proprio costoro, per la condizione infelice in cui si trovano, saranno i primi a beneficiare della venuta del Regno: vi appartengono già da ora «perché vostro è il regno di Dio». La promessa di felicità quindi non è data dalla condizione attuale, ma dal fatto che con la venuta del Regno tutto verrà ribaltato e i parametri che valgono oggi per definire una persona felice verranno capovolti.
Questo tema del «ribaltamento delle sorti» è in realtà un Leitmotiv che attraversa tutta la rivelazione biblica e di cui Luca si fa portavoce, basti pensare al canto del Magnificat.
Vivere dunque il discepolato – ricordiamo ancora una volta che il discorso è rivolto proprio ai discepoli – significa allora imparare a leggere la realtà a partire dalla sua pienezza, ovvero dall’avvento del Regno. Un avvento che è strettamente legato al riconoscimento e alla testimonianza del Figlio dell’Uomo, al Messia umano e divino annunciato da Daniele (Dn 7,13-14). Una testimonianza che implica una presa di posizione, un andare contro corrente e un mettere in conto, di conseguenza, insulti, odio e persecuzioni. Tutto questo poi, e Luca ci tiene a sottolinearlo, non è qualcosa di «nuovo», ma è in continuità con le Scritture, con la storia biblica dei profeti che, come Geremia per fare un esempio tra i tanti, sono stati disprezzati, insultati e perseguitati.
E qui veniamo al passaggio successivo, che si trova solo in Luca ed è mancante in Matteo: tale atteggiamento di ripulsa, odio e persecuzione scaturisce proprio da quella parola profetica che anche i discepoli dovranno fare loro, una «parola» che Luca non esita a declinare nell’invettiva che segue, contraddistinta da una serie di «guai» che si contrappone proprio alla serie iniziale di «beati».
I discepoli, dunque, dovranno non solo prendere le distanze da tutti coloro che ripongono la loro felicità nel benessere materiale, ma annunciare proprio a costoro quel «ribaltamento delle sorti» che li attende: «Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete». Non solo, ma l’autenticità del loro discepolato passa proprio da questo punto: come con una cartina al tornasole, l’autenticità della loro testimonianza e del loro messaggio si manifesta proprio nel contrario di «quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Autenticità, radicalità, aver chiaro da che parte stare sono i caratteri richiesti a chi vuole essere discepolo di Gesù. Caratteristiche di per sé ben definite, ma non così chiare o scontate quando si devono declinare nell’oggi della storia, perché tutto questo implica un costante e attento discernimento, una capacità di vedere la realtà al di là delle apparenze o delle visioni proposte da questa o quella «tendenza», e soprattutto una costante autocritica, che metta in guardia il discepolo/a dall’autocompiacimento, dalla ricerca di autoperfezione o dal desiderio di corrispondere a quell’«immagine» positiva che di tempo in tempo le varie correnti e movimenti pseudo-spirituali propongono, offrendo così sicurezza e salvezza.
E la sfida di oggi forse è proprio questa: in una cultura dell’immagine, in cui l’informazione e soprattutto la disinformazione è tutta giocata sull’«effetto» scenografico che mira a provocare giudizi immediati, più di «pancia» che di intelletto, come educare ed educarci a uno sguardo critico, attento, capace di cogliere i «giochi» menzogneri dei «falsi profeti» che ci circondano?
Ester Abbattista

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