5ª DOMENICA T.O. – ANNO C
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Canto
Atto penitenziale
Signore, tu ci chiami come testimoni del tuo amore, perdonaci se non ci siamo posti in ascolto della tua parola.
Signore, Pietà!
Cristo, tu hai annunciato il vangelo della Salvezza, perdonaci se non lo testimoniamo con la nostra vita.
Cristo, Pietà!
Signore, tu ci chiedi di prendere il largo e di fidarci di te, perdonaci se siamo incapaci di lasciare tutto e seguirti.
Signore, Pietà!
Gloria
Colletta
Preghiamo.
Ciascuno formula in silenzio la propria intenzione di preghiera.
O Dio, tre volte santo, che hai scelto gli annunciatori della tua parola tra uomini dalle labbra impure, purifica i nostri cuori con il fuoco della tua parola e perdona i nostri peccati con la dolcezza del tuo amore, così che come discepoli seguiamo Gesù, nostro Maestro e Signore. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Introduzione alla Liturgia della Parola
Il tema delle letture di oggi è la chiamata. Dopo aver ascoltato la chiamata del profeta Isaia, il Vangelo ci racconta la chiamata dei primi discepoli, che qui sembrano far parte di un gruppo già costituito del quale Simon Pietro consegna la guida a Gesù, che propone loro di cambiare in profondità, cessando di essere a servizio di logiche di morte per porsi al servizio della vita.
Il brano dalla Lettera ai Corinzi sottolinea ancora una volta come Gesù risorto sia il Signore della risurrezione e della vita.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 6,1-2a.3-8
Dal libro del profeta Isaìa
Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali [: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava].
Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
«Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria».
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:
«Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
«Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua colpa
e il tuo peccato è espiato».
Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Salmo responsoriale dal Salmo 137 (138)
Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.
Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!
La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.
Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
Seconda Lettura 1Cor 15,1-11
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Canto al vangelo (Mt 4,19)
Alleluia, alleluia.
Venite dietro a me, dice il Signore, vi farò pescatori di uomini.
Alleluia, alleluia.
VANGELO Lc 5,1-11
Dal Vangelo secondo Luca
Gloria a te, o Signore.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore. Lode a te o Cristo.
La professione di fede
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito, Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato: della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. (si china il capo) Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi, sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture; è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato: e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. E aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen..
Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini
La nostra preghiera di oggi
Benedetto sei tu, Signore, perché ci affidi, nella nostra fragilità, il compito di portare agli uomini l’annuncio del vangelo; accogli la preghiera della tua famiglia che ti prega.
- Signore, tu hai chiesto ai tuoi discepoli di prendere il largo:
– donaci il coraggio di affrontare le sfide che la ricerca della giustizia e della pace ci chiedono. - Signore, tu hai chiesto ai tuoi discepoli di gettare le reti:
– fa’ che, sulla tua parola, impariamo a vincere le nostre delusioni e a impostare la nostra vita sull’amore. - Signore, tu hai riempito di pesci le reti dei pescatori:
– riempi i nostri cuori di gioia, colma la nostra sete di comunione e aprici alla speranza della tua salvezza. - Signore, davanti a te Pietro si è riconosciuto peccatore:
– purifica il cuore di questa umanità, ferita dal male della violenza e dell’odio, dal razzismo e dai gesti di morte che ci fanno sentire indegni di te. - Signore, i discepoli hanno lasciato tutto e ti hanno seguito:
– donaci di liberarci da tutto ciò che ci impedisce di seguirti. - Signore, ti affidiamo Marco, Brunella, Rolando e tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli defunti:
– fa’ che partecipiamo tutti alla gioia del tuo Regno.
(Intenzioni personali formulate nel silenzio)
(Tutti): O Dio nostro Padre, tu ci accogli così come siamo: concedici un cuore povero e libero, capace di ricevere la tua parola e di scoprire nei nostri fratelli il messaggio che tu ci rivolgi attraverso Gesù il Cristo nostro Signore. Amen.
Canto all’offertorio
Prefazio
Dio di infinita grandezza,
abbiamo accolto il tuo invito
e siamo qui,
come le folle che sulla riva del lago di Galilea
ascoltavano le parole del Cristo
che hai mandato per farci conoscere
il tuo amore di Padre.
Come a Simone e ai suoi compagni
ci doni lo Spirito che apre il cuore
all’ascolto della Parola del tuo Figlio
per diventare suoi discepoli.
Tu purifichi le nostre labbra
e rendi salde le nostre mani
perché possiamo dedicarci
con speranza e fiducia,
con gioia e coraggio,
al compito di annunciare il Vangelo con la vita,
così che nessuno resti escluso dalla gioia
di conoscere te e seguire il Cristo, tuo Figlio.
Guidati dalle sue parole,
facendo tesoro della testimonianza gioiosa dei santi,
insieme con la comunità dei battezzati
eleviamo a te il canto della lode:
Santo
Agnello di Dio
Antifona alla comunione
Prima di accostarci al Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola:
Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti. (Lc 5,5)
Comunione
Canto finale
Per la preghiera a casa
Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: l’immagine della barca riferita alla chiesa (Matteo 8,23-27); i predicatori del Vangelo (1Corinzi 1,26-2,5; 1Corinzi 9; 2Corinzi 11,1-12,10)
Le letture di Domenica prossima, sesta del tempo Ordinario – anno C
Geremia 17,5-8; Salmo 1; 1Corinti 15,12.16-20; Luca 6,17.20-26
«Nella tua parola butterò le reti»
La chiamata di Pietro: Lc 5, 1‑11
Carlo Maria Martini
Lo sfondo della scena: c’è molta gente che ascolta Gesù. Gesù sta vicino al lago, vede due barche coi pescatori già scesi che stanno ripulendo le reti e, con molta libertà e sicurezza, quasi fosse di casa, sale su una di quelle barche, la barca di Pietro. Gli chiede di scostarla un po’ dalla riva e, sedutosi, si mette a insegnare.
Possiamo immaginare il sentimento di Pietro che certamente si ringalluzzisce perché è stata scelta la sua barca: non sono allora il peggiore del villaggio – si sarà detto – ; probabilmente Gesù ha capito che c’è in me una persona modesta però degna di essere onorata… Pietro, cioè, vive un momento di euforia.
Ma c’è già una sorpresa pronta per lui: quando il discorso è finito e Pietro pensa di scendere a terra e, di ricevere i complimenti della gente, Gesù, senza altri preamboli, gli dice di andare al largo e buttare le reti. Certamente c’è un mutarsi di Pietro in quel momento, la Scrittura non dice molto dei sentimenti interni della gente, ce li lascia immaginare e vivere personalmente; dalla risposta di Pietro si può indovinare che nella sua mente sorgono dubbi sulle parole del Maestro perché l’ora è tarda, la pesca è finita e non ci sono pesci.
E c’è di più: probabilmente Pietro pensa alla figura che faranno se poi non succede niente, teme di essere preso in giro da tutto il paese come colui che si è comportato in modo folle, che si è messo a pescare in un’ora in cui non si spera più di ottenere una buona pesca. È un istante difficile nel quale la fiducia di Pietro nel Maestro può essere scossa: forse gli converrebbe dire semplicemente di no e non entrare nel piccolo cimento, nella prova che potrebbe renderlo ridicolo di fronte alla gente.
Queste cose noi le cogliamo nella prima parte della risposta: «per tutta la notte, affaticandoci, non abbiamo preso niente».
Ecco il momento delicato nel quale Pietro gioca se stesso: se cede a questa stanchezza dicendo che ha già tentato, che è inutile, che è meglio andare a casa, si tira indietro dall’offerta di Gesù. Se, invece, Pietro decide di giocarsi un pochettino, di rischiare un poco, di calpestare sia la fatica che l’opprime, sia il ridicolo che lo minaccia e dice «buttiamoci e andiamo», ecco l’evangelizzatore che supera la prova di fiducia: « nella Tua parola io butterò la rete ». Notiamo quanto c’è di profondo in questo: nella Tua parola, perché è l’espressione che nella Bibbia, nei Salmi designa l’atteggiamento dell’uomo davanti a Dio. «Nella Tua parola io confido», «è la Tua parola che mi dà vita», Signore. Tu mi hai afflitto, hai permesso tante sofferenze, ma nella Tua parola io confido.
Qui, Pietro cessa di essere il piccolo episodio privato, è la figura dell’uomo che gioca se stesso anche in situazioni piccole, semplici ma che esigono una certa decisione, un certo coraggio. Esce dai calcoli e si butta sulla parola del Signore. Abbiamo una delle tipiche caratteristiche che Gesù ricerca nell’evangelizzatore e delle piccole prove con cui Gesù lo saggia, lo forma.
Pietro compie il passo fuori della barca per buttarsi nel lago. Anche lì ci vuole un pizzico di follia per fare quel passo. È proprio quel pizzico di follia che fa l’uomo.
E la rete buttata sulla parola di Gesù si riempie, vengono altre barche e anch’esse stanno per affondare. Allora cosa succede? Vedendo questo Pietro scopre la manifestazione della potenza di Dio e si butta alle ginocchia di Gesù dicendo: «Allontanati da me perché sono uomo peccatore». Qualcosa è avvenuto. La potenza di Gesù fa risaltare la peccaminosità di Pietro forse Pietro non era tra i più grandi peccatori di Cafarnao, però certamente era anche lui un uomo che, messo di fronte alla potenza, alla santità di Dio sentiva che molte cose della sua vita non andavano. Ciò che fortemente colpisce in questo agire di Gesù verso Pietro, è proprio la delicatezza che Gesù mostra.
Se Gesù fosse stato quell’educatore pignolo che talora, forse, noi abbiamo davanti, avrebbe detto: dunque, Pietro, tu vuoi seguirmi; ricordati però che sei un peccatore, quindi per prima cosa devi pentirti veramente dei tuoi peccati, purificarti, perché altrimenti non sei degno di seguirmi. Invece Gesù porta Pietro a compiere un atto di fiducia. A seguito di quell’atto di fiducia Pietro riconosce la grandezza di Gesù, la sua bontà, la sua potenza, e istintivamente, facilmente, senza nessuno sforzo viene fuori il proprio peccato. Gesù porta Pietro – lui per primo – là dove voleva portarlo, ad una sincera purificazione, all’umiltà, al riconoscimento della necessità della misericordia di Dio, perché sia in grado di comprendere la misericordia del kérygma, della parola di salvezza. Lo porta in questa maniera così umana, libera, senza sconvolgimenti faticosi.
Ora Pietro può dire queste cose con estrema tranquillità e semplicità, senza più paura di nessuno perché è tanto grande quello che gli sta davanti che, anche se gli altri sentono che lui è peccatore, non gliene fa più niente. Ormai ha compiuto un passo talmente decisivo di liberazione interiore, che tutti i timori che prima poteva avere nei confronti di ciò che pensa o dice la gente, sono stati superati.
L’episodio si conclude con un ultimo rovesciamento di realtà. Pietro si aspettava che il Signore lo confermasse nel suo sentimento di penitenza e invece Gesù dice: «Non temere; da ora, da questo momento sarai pescatore di uomini».
È un rovesciare la situazione. Prima, di un Pietro un po’ borioso di sé, ne ha fatto un uomo che ha saputo buttarsi nella fiducia; di quest’uomo fiducioso ne ha fatto un uomo che ha saputo riconoscere spontaneamente la propria povertà; ora di quest’uomo umiliato nella sua povertà, ne fa un uomo caricato della sua fiducia. Ecco cosa vuol dire sperimentare la potenza di Dio, ecco la formazione dell’evangelista, colui che viene formato dalle mirabili trasformazioni che la potenza di Dio opera su di noi rovesciando le situazioni umane.
