6ª DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
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Canto
Aspersione con l’acqua lustrale
Fratelli e sorelle carissimi, invochiamo la benedizione di Dio nostro Padre perché questo rito di aspersione ravvivi in noi la grazia del Battesimo, per mezzo del quale siamo stati immersi nella morte redentrice del Signore per risorgere con lui alla vita nuova.
Padre, gloria a te, che dall’Agnello immolato sulla croce fai scaturire le sorgenti dell’acqua viva. Gloria a te, o Signore.
Cristo, gloria a te, che rinnovi la giovinezza della Chiesa nel lavacro dell’acqua con la parola della vita. Gloria a te, o Signore.
Spirito, gloria a te, che dalle acque del Battesimo ci fai riemergere come primizia della nuova umanità. Gloria a te, o Signore.
Il prete prende l’aspersorio e asperge se stesso e i ministri, poi il clero e il popolo
Dio onnipotente ci purifichi dai peccati e per questa celebrazione dell’Eucaristia ci renda degni di partecipare alla mensa del suo regno nei secoli dei secoli. Amen.
Gloria
Colletta
Preghiamo.
Ciascuno formula in silenzio la propria intenzione di preghiera.
O Padre, che nel tuo Figlio ci hai chiamati amici, rinnova i prodigi del tuo Spirito, perché, amando come Gesù ci ha amati, gustiamo la pienezza della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
LITURGIA DELLA PAROLA
Introduzione alla Liturgia della Parola
Gesù aveva affidato ai discepoli la missione di essergli “testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”, ma le resistenze ad aprirsi ai pagani erano forti. Con Cornelio e la sua famiglia lo Spirito forza la mano a Pietro e alla Chiesa.
L’amore per il fratello è il frutto della resurrezione e il criterio di verifica di ogni cammino di fede. Il brano di oggi sottolinea che se amiamo è perché prima siamo stati amati da Dio.
Dopo l’insegnamento di Gesù vite vera, l’ultimo grande discorso di Gesù tira le conseguenze indicando l’amore come condizione per la gioia piena nell’amicizia col Signore.
Prima Lettura At 10,25-26.34-35.44-48
Dagli Atti degli Apostoli
[Vi era a Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica. Era religioso e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c’è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te. Ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone, detto Pietro. Egli è ospite presso un tale Simone, conciatore di pelli, che abita vicino al mare». Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un soldato, uomo religioso, che era ai suoi ordini; spiegò loro ogni cosa e li mandò a Giaffa.
Il giorno dopo, mentre quelli erano in cammino e si avvicinavano alla città, Pietro, verso mezzogiorno, salì sulla terrazza a pregare. Gli venne fame e voleva prendere cibo. Mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi: vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi. In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo. Allora risuonò una voce che gli diceva: «Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro». E la voce di nuovo a lui: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano». Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato nel cielo. Mentre Pietro si domandava perplesso, tra sé e sé, che cosa significasse ciò che aveva visto, ecco gli uomini inviati da Cornelio: dopo aver domandato della casa di Simone, si presentarono all’ingresso, chiamarono e chiesero se Simone, detto Pietro, fosse ospite lì. Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: «Ecco, tre uomini ti cercano; àlzati, scendi e va’ con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati». Pietro scese incontro a quegli uomini e disse: «Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?». Risposero: «Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutta la nazione dei Giudei, ha ricevuto da un angelo santo l’ordine di farti venire in casa sua per ascoltare ciò che hai da dirgli». Pietro allora li fece entrare e li ospitò.
Il giorno seguente partì con loro e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli con i parenti e gli amici intimi che aveva invitato.]
[Avvenne che] Mentre Pietro stava per entrare [nella casa di Cornelio] questi gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi,
[continuando a conversare con lui, entrò, trovò riunite molte persone e disse loro: «Voi sapete che a un Giudeo non è lecito aver contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo. Per questo, quando mi avete mandato a chiamare, sono venuto senza esitare. Vi chiedo dunque per quale ragione mi avete mandato a chiamare». Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo facendo la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste e mi disse: “Cornelio, la tua preghiera è stata esaudita e Dio si è ricordato delle tue elemosine. Manda dunque qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli è ospite nella casa di Simone, il conciatore di pelli, vicino al mare”. Subito ho mandato a chiamarti e tu hai fatto una cosa buona a venire. Ora dunque tutti noi siamo qui riuniti, al cospetto di Dio, per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato». Pietro allora]
prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.
[Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».]
Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Salmo responsoriale dal Salmo 97 (98)
Alleluia, alleluia, alleluia. (cantato)
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
Seconda Lettura 1Gv 4,7-10
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Canto al vangelo Gv 15,4a.5b
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia, alleuia.
VANGELO Gv 15,9-17
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gloria a te, o Signore.
[«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».]
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:] «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore. Lode a te o Cristo.
La professione di fede
Credete in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra? Credo.
Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Credo.
Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna? Credo.
Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato e ci ha fatti rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia per la vita eterna, in Cristo Gesù, nostro Signore. Amen.
La mia gioia
sia in voi
e la vostra gioia
sia piena
La nostra preghiera di oggi
Preghiamo con gioia il Signore che oggi ci sollecita a rafforzare il dialogo di amicizia e di conoscenza profonda con lui e tra noi:
- Signore fa’ che siano spezzate le strutture di sfruttamento e di oppressione che dividono gli uomini
– e impediscono la fraternità e la pace. - Signore donaci l’esperienza del tuo amore affinché gli uomini siano solidali fra loro
– e non antepongano il proprio interesse al bene di tutti. - Signore aiutaci a non dubitare degli altri, ad aver fiducia verso quelli che sono caduti,
– a non lasciarci paralizzare dalle tensioni che ci oppongono e ci dividono. - Signore consacraci al servizio di ogni persona nella spogliazione di noi stessi,
– rendici attenti a quelli che soffrono e che sono dimenticati. - Signore piega il nostro egoismo al rispetto e all’amore;
– donaci un cuore capace di scorgere ciò che è nel più profondo di ogni persona. - Signore, che non smetti di offrirti a noi nel tuo corpo e nel tuo sangue,
– dona ai nostri ragazzi che si avvicinano per la prima volta alla tua mensa di essere una cosa sola con te. - Signore che chiami i tuoi discepoli amici, ricordati di Maria e di tutti i nostri fratelli defunti:
– rendici capaci di gioire della tua presenza e forti nella speranza.
(Intenzioni personali formulate nel silenzio)
(Tutti) Ti rendiamo grazie o Dio, Padre nostro, per il tuo Figlio Gesù; per il grande amore con cui ci ha amato, fa di noi i suoi amici, e il suo Spirito ci dona di portare un frutto che rimane. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Canto all’offertorio
Santo
Agnello di Dio
Antifona alla comunione
Prima di accostarci al Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola:
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto: senza di me non potete far nulla.
Comunione
Canto finale
Per la preghiera a casa
Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: Dio è amore (1Giovanni 4,7-21); l’amore è la pienezza della legge (Matteo 22,34-40); l’inno alla carità (1Corinti 13).
Letture di domenica prossima, Solennità dell’Ascensione anno B:
Atti degli apostoli 1,1-11; Salmo 47; Lettera agli Efesini 4,1-13; Marco 16,15-20.
Rimanete nel mio amore
Il testo del Vangelo di oggi è il seguito di quello letto domenica scorsa; l’allegoria della vite e dei tralci viene prolungata e applicata ai discepoli, ruotando proprio intorno al tema dell’amore. Secondo Giovanni, l’intera vita del cristiano consiste nel vivere un legame profondo con Cristo, «rimanete nel mio amore», un legame che prolunga proprio quello che Gesù ha con il Padre. Giovanni ci vuol fare capire ciò che abbiamo già visto nella seconda lettura, che questo amore non è una questione di buoni sentimenti: «nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici». Rimanere nell’amore significa essere disposti a dare la vita per colui che si ama. Inoltre, l’uso insistente del verbo “rimanere” mostra come non si tratti di vivere l’amore come una conquista; “rimanere” presuppone che l’amore ci è stato donato e rivela inoltre che la nostra risposta consiste nel conservarlo, nel rimanere uniti al Signore come i tralci alla vite (15,1‑8). Alla rivelazione di questo amore di Dio nel quale siamo invitati a rimanere segue l’invito esplicito ad amare: «questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati». Questo è il frutto che il Signore domanda ai tralci inseriti nella vite. In questo modo, ciò che sembra un precetto («amatevi») è fondato in realtà su un dono che lo precede («come io vi ho amato»).
Dal testo giovanneo possono essere ancora ricavati due temi, che si agganciano bene a questa riflessione sull’amore e la completano. Il primo è il tema dell’amicizia tra Gesù e i suoi discepoli: «non vi chiamo più servi, ma amici». La riflessione sull’amicizia con Gesù è un tratto tipico di Giovanni; si pensi ad esempio a Lazzaro, «il tuo amico». Il chiamare “amici” i propri discepoli, al contrario dell’uso rabbinico per il quale il discepolo è piuttosto “figlio”, presuppone una confidenza illimitata. E, infatti, «tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi». L’amicizia è allo stesso tempo un dono e una responsabilità: «dare la vita per i propri amici». Tutto questo ha conseguenze importanti sia per la vita del singolo che per quella della comunità cristiana. Il documento del Vaticano Il sulla Rivelazione ci ricorda come «nel suo grande amore (Dio) parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum 2). La fede cristiana, perciò, non è, prima di tutto, una questione di regole, precetti o persino di dogmi in cui credere; è prima di tutto entrare nel dialogo aperto da Dio con gli uomini, dialogo che presuppone non solo le nostre risposte, ma anche le nostre domande.
Una seconda conseguenza è una lezione per la chiesa: essa è chiamata ad essere segno tra gli uomini dell’amicizia di Dio con noi. Ma questo non sarà possibile finché le logiche dell’autorità prevarranno su quelle del servizio, cioè dell’amore.
Un’ultima riflessione: «questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»: la rivelazione dell’amore del Padre, dell’amicizia del Signore, della possibilità di amare gli altri in modo pieno, è sorgente di gioia (v., nel capitolo che segue, il testo di Gv 16,16‑22); è una gioia che non si conquista, ma si ottiene dal Signore, la «mia» gioia. Questa ulteriore scoperta diviene un compito per il credente: è vivendo tale gioia che egli può diventare testimone credibile e autentico dell’amore in cui ha creduto in un mondo che spesso conosce molta felicità a buon mercato, ma raramente sperimenta davvero la gioia.
Luca Mazzinghi
